Si baciavano. Erano giovani. I baci nascono in modo così naturale sulle labbra di una ragazza di vent’anni! Non è amore, è un gioco; non si insegue la felicità, ma un attimo di piacere. Il cuore non desidera ancora niente: è stato colmato d’amore durante l’infanzia, saziato d’affetto. Che taccia, adesso. Che dorma! Che lo si dimentichi!

Ridevano. Si sussurravano a vicenda i loro nomi (si conoscevano appena).

– Marianne!

– Antoine!

Poi:

– Mi piaci

– Ah, quanto mi piaci!

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Siamo alla vigilia di San Valentino.

Passeggiate per il centro. Non il camminare rilassato di una domenica oziosa di musicisti itineranti e bolle di sapone, non la frenetica carrellata di vetrine di un pomeriggio di shopping compulsivo e nemmeno l’alienante processione che vi imbottiglia sotto un portico un sabato stipato di famiglie e liceali in libera e chiassosa uscita. Ma invece il tragitto che fate in un qualunque tardo pomeriggio infrasettimanale, di ritorno dall’espletamento diligente delle precarie attività quotidiane che, proprio in quanto precarie e malpagate vi tengono la mente perennemente in moto, febbrilmente aperta a ogni possibilità di esperienza degna di figurare in un cv, a ogni occasione di crescita personale e simili chincaglierie da HR.

Ma lo ripeto, siamo alla vigilia di San Valentino. Capita che siate sventatamente tristi, lucidamente disillusi, fisiologicamente provati da mesi di solitudine ingrata e disordinata. Nel rigurgito di uno scampolo di adrenalina culturalmente orientata, entrate in libreria. Nonostante lo stato d’animo, non volete guastare la festa a nessuno, non comprerete l’aforismario del cinico risentito né il compendio del single felice, no. Comprerete un romanzo d’amore. Forse non volete smettere di considerare le possibilità dell’amore, prima ancora che le sue conseguenze forse volete rinnovare la fiducia nella vita a due forse volete semplicemente leggere un altro libro di Irène Némirovsky. Fatto sta che questa copertina Adelphi, con la sua raffinatezza rilegata in rosa antico e le sue silhouette danzanti sotto il titolo essenziale sembra riconciliarvi d’un tratto con la festa degli innamorati per tutti i calendari a venire. Due è davvero il romanzo d’amore migliore che potevate comprare oggi.

Vi dirà che la giovinezza è impaziente d’amore e di scelte, e l’amore lo consuma in un solo istante, da infiggersi nella memoria per continuare a raccontarsi nel tempo una felicità che non si desidera nemmeno più. Vi dirà che i desideri realizzati spesso non sono che una caricatura dei desideri puri che covavamo nello splendore inalterabile della gioventù e vi dirà «l’angoscia che prende l’anima quando la felicità è finita, ma un’angoscia ancora intrisa di felicità». Vi dirà che il dolore più fondo vuole immobilità, tempo per dilagare, attenuarsi, mai asciugarsi davvero forse giusto rapprendersi intorno a qualche bisogno «pacato ed essenziale» come la sete e il sonno. Vi dirà che una famiglia è il luogo dell’incomprensione sconfinata e degli equivoci irrisolvibili, dove i figli non riconoscono l’umanità dei propri genitori se non a prezzo di diventare adulti e dove più nessun imprevisto di rinascita può accadere a due sposi che si vivono accanto senza più essere consapevoli l’uno dell’altra. Che si scambiano parole insieme insignificanti e invase di ricordi inconfessabili. Che non hanno più il potere di darsi la felicità o l’infelicità.

Vi dirà, sostanzialmente, la verità e in un modo terribile e bellissimo.

Buon San Valentino.

-Ti senti depravata, tu , Marianne?

– No. Cerco solo la felicità.

– Ah, sì!… Quel bisogno disperato di felicità… Credi che più tardi si affievolisca, che possa sparire del tutto?

– Non lo so. Me lo auguro.

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