«Il metodo Strasberg dell’Actor Studio a 5000 metri!»

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Presentazione di Point Lenana al Laboratorio41 11 giugno 2013

Lo stupore del corpo chiamato a uno sforzo nuovo, stremato di emicrania, espropriato di sonno, gelato dalla notte che schiaffeggia ed esaspera la stanchezza, la fatica anche solo di dormire e respirare.

La memoria emotiva attende, come un lievito lento, di gonfiarsi e prorompere, finalmente esibita in gesti, voce, parossismi esatti – ricordare e vivere, non recitare. Ma se il corpo è quello di uno scrittore, ogni avanzo di emozione resta già impigliato tra le pagine di appunti instabili abbarbicati ansanti in quota. Mentre misura i limiti, del suo corpo e del suo mestiere, perché il Kilimangiaro di Hemingway si staglia di fronte a lui come il monito di un rimpianto, a insinuare che l’avventura è lunga, e prosegue oltre la scalata.

Daniele Bergonzi legge il Prologo di Point Lenana, e immediatamente il ricordo scritto diventa vita vissuta e voce, immagini di stelle e nebulose e albe carminio e sassi grigi dentro la nostra testa e i nostri occhi, ed è estremamente sensata la presentazione di questo libro in questo spazio di teatro, dove siamo raccolti e attenti, al distillato di inchiostro di un’impresa nuova e remota insieme.

Wu Ming 1 – tutto il contrario di un alpinista, anzi un’«anima di palude bonificata»! – sul monte Kenia come Felice Benuzzi che, nel ’43, fuggì da un campo di prigionia inglese con due compagni, per andare a realizzare un sogno estemporaneo di libertà e umanità contro il tempo immobile e insensato della cattività di guerra, dove la vita è disordinata sopravvivenza, dove si è affastellati gli uni agli altri sempre e sempre infestati di ricordi.

Nel libro la densità è alta: c’è il tempo dilatato della prigionia, quello teso dell’avventura, quello paziente della ricerca, dell’ascolto – le interviste ai parenti di Benuzzi – del confronto tra lo scrittore e il suo agente letterario nonché coautore Roberto Santachiara, ispiratore del progetto, c’è la restituzione della storia, e anche delle sue omissioni.

Il libro, “oggetto letterario non identificato”, svela i meccanismi del montaggio e del suo farsi, nella piena consapevolezza che le storie sono tutte necessarie, e che anche i titoli di coda,  – 50 pagine, circa – alla fine, vanno letti.